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Promo & Solidarietà 2014

Intervista all'AD di Packcenter

Maurizio Gaffeo, amministratore delegato di Packcenter Srl, ci racconta l’iniziativa di solidarietà a favore della Comunità Papa Giovanni XXIII che stanno realizzando in queste settimane e il percorso che ha portato l’azienda fino a qui.

Da dove nasce la relazione tra la vostra azienda e la Comunità Papa Giovanni XXIII?

Inizia nel 2007, quando Packcenter, nata circa 30 anni fa a Imola, entra a far parte del Gruppo Bonori, ed è a tutti gli effetti la continuazione di una relazione di lunga data tra la Bonori e la Comunità. Questa relazione era nata dalla conoscenza personale tra i fondatori delle due realtà: l’Ing. Giancarlo Bonori e Don Oreste Benzi.

 

Di cosa si occupa Packcenter?

Si è sempre occupata, fin da subito, di commercializzazione di prodotti appartenenti al mondo del bricolage. Nel tempo si è specializzata attraverso l’introduzione di una modalità di vendita che è diventata elemento caratterizzante dell’azienda: la fornitura e gestione di iniziative promozionali all’interno del punto vendita. Dall’altro lato, nel tempo ha sviluppato anche le merceologie trattate: prima ferramenta, elettrico, poi idraulica, elettroutensili, giardinaggio, casalingo, fino ad arrivare recentemente ai prodotti per la primissima infanzia, da 0 a 3 anni.

Con l’ingresso nel Gruppo Bonori inizia anche la relazione e la vendita di questi prodotti a tutte le catene italiane della GDO (Grande distribuzione organizzata, cioè alimentare) e della GDS (Grande distribuzione specializzata, come Brico e simili). Parte del Gruppo sono anche Sodifer e La Ferramenta Srl.

 

Oggi Packcenter lavora con la comunità terapeutica di Durazzanino, a Forlì. Ci spiega in cosa consiste questo rapporto?

La comunità di Durazzanino, fin dal 2007, fa per noi attività di confezionamento di prodotti. Una parte dei prodotti che trattiamo sono acquistati sfusi e devono essere confezionati. Inizialmente Durazzanino era una delle realtà con cui lavoravamo per questo tipo di attività, ma nel tempo siamo arrivati ad affidare a loro la totalità dei prodotti da noi trattati che necessitano di packaging, qualunque sia il formato del packaging.

 

Dal punto di vista economico, qual è per l’azienda il valore di questo rapporto?

Nel 2013 le attività di confezionamento affidate da tutto il Gruppo Bonori a realtà e cooperative della Comunità ha prodotto un fatturato di 350.000 euro. Infatti, anche l’altra azienda del Gruppo, la Sodifer, lavora con una comunità a Sant’Arcangelo di Romagna.

 

E per le comunità terapeutiche qual è il valore?

La retribuzione per il lavoro svolto, stabilita sulla base del valore economico di mercato, permette alle realtà di provvedere al loro sostentamento economico. Però c’è un altro elemento, meno tangibile per noi ma più significativo per i ragazzi e su cui ci danno indicazioni importanti le persone che li seguono in comunità: la valenza rigenerativa di fare qualcosa per sé, di ridarsi delle regole, il valore curativo del fare, del ridare un senso alla propria giornata. Il valore rieducativo del lavoro.

Ci sono, poi, cose che a me sfuggono, ma che Massimo, responsabile di Durazzanino, mi fa vedere.  Ad esempio il riconoscimento che i ragazzi traggono dal rapporto con noi. Ad esempio come la prima volta che mi sono fermato per la pausa pranzo con loro. Per me era stato normale, poi la sera Massimo mi ha mandato un sms per ringraziarmi, mi ha scritto “non ti rendi conto del valore che ha avuto il fatto che il responsabile dell’azienda fosse lì a mangiare con loro”. Mi sentivo di dover dire grazie io, perché mi avevano dato da mangiare e mi avevano fatto passare due ore in compagnia. Entrare in contatto con il mondo “normale “ e vedere che potevano ancora avere una relazione con questo mondo era stato importantissimo per loro.

I dipendenti dell’azienda come vivono questo rapporto?

Nel dicembre 2013 l’attività dei ragazzi si è spostata in un immobile attiguo alla nostra sede. È stato un passaggio importante, perché ci ha dato la possibilità di un contatto diretto, lavorativo ma anche umano, personale. La logistica, l’ufficio acquisti, io, non eravamo più una voce dall’altro capo del telefono, ma volti, persone con cui lavorare, che danno il senso di recupero della normalità della vita. Oggi, appena ho un momento vado a prendere un caffè con i ragazzi o passo con loro la pausa pranzo, e gli altri dipendenti fanno lo stesso. A volte portano anche torte o ciambelle per fare uno spuntino insieme. Per tutti noi è un’opportunità di confrontarci con questo tipo di realtà e per i ragazzi è l’occasione di rendere “naturale” il loro inserimento nel mondo del lavoro. Si sentono ancor di più parte della filiera che inizia quando io compro della merce e finisce quando i nostri prodotti arrivano negli scaffali, come lo sono io o il magazziniere o l’addetto acquisti.
Recentemente è anche successo che, in collaborazione con la comunità, alcuni ragazzi che per loro conoscenze e competenze specifiche pregresse abbiamo anche affiancato l’azienda in lavori di carattere amministrativo e d’ufficio.

 

Vista l’esperienza positiva, sia umana che economica, pensa che questo possa essere un modello applicabile anche da altre aziende?

Non vorrei sottolineare troppo la valenza economica, anche se c’è. Non scegliamo di lavorare con questi ragazzi perché li paghiamo meno, anzi il nostro è un rapporto economico e di mercato, ma diamo opportunità di lavoro ad una realtà che trasforma questo sostentamento in “altro”. Non qualcosa di più o di meno di dipendente padre di famiglia, ma è qualcosa di diverso che contribuisce a tutto ciò che fa la Comunità. È qui che la nostra relazione si allarga, dal rapporto tra Bonori e don Oreste, a quello oggi tra Packcenter e Durazzanino e tutta la Comunità.

 

Cos’altro ci sta dentro?

Cose che per noi hanno avuto una valenza importantissima, come il fatto di aver scelto, lo scorso Natale, i cesti natalizi di un’altra cooperativa della Comunità, La Madre Terra. Ogni anno regaliamo i cesti ai nostri dipendenti, quest’anno abbiamo scelto di acquistarli non da un’azienda qualunque, ma da una realtà che si occupa di disabili, mettendo in circolo molto altro. In quello stesso periodo, i ragazzi di Durazzanino sono venuti a lavorare vicino a noi, e la relazione si è stretta.

E poi, Marco Panzetti, responsabile fundraising della Comunità, a Natale è venuto in azienda da noi. Ha incontrato i dipendenti, ha spiegato loro chi è la Comunità e da dove arrivavano i loro cesti di Natale. Fino a quel momento conosceva la Comunità solo chi lavorava in magazzino e si occupava di spedire loro il materiale da lavorare, oppure chi lavorava in amministrazione. Invece in quel momento la Comunità è venuta a presentarsi, a salutarci, a spiegarci chi è da dove arrivavano i loro regali di Natale.
La valenza economica delle ceste per i nostri 40 dipendenti non è stato forse decisivo per La Madre Terra, ma questo rapporto ha permesso di allargare molto la relazione umana tra noi e APG. È stato un salto importante rispetto a ciò che il gruppo aveva fatto fino a quel momento, limitato alla relazione tra alcune figure. Da quel momento, invece, altre cose sono nate: ad esempio, all’inizio di quest’anno tutte e tre le aziende del Gruppo si sono impegnate per promuovere il 5x1000 a favore della Comunità.

 

Bonori ha “contagiato” il Gruppo, lei ne è stato a sua volta felicemente contagiato e ha saputo coinvolgere tutta l’azienda in questa relazione. Frutto di questo percorso è l’iniziativa che vi vede coinvolti a favore di Un Pasto al Giorno. Vuole spiegarcela?

Questa iniziativa è figlia di un tessuto che abbiamo costruito insieme, nata una sera attorno ad un tavolo quando io e Marco Panzetti ci siamo chiesti cosa potevamo fare insieme. Packcenter ha messo a disposizione la sua competenza specifica, cioè costruire spazi promozionali all’interno della GDO, a favore delle attività di APG. Come un tazebao, come un veicolo pubblicitario improntante per la presenza nei supermercati, posso essere un canale di informazione e questa volta non sarà per i miei prodotti ma per Un Pasto al Giorno. Non mi sono fermato qui: ho anche scelto che una parte del ricavato dalla vendita dei prodotti vada a sostenere direttamente il progetto.

 

State proponendo la vostra iniziativa ai vostri clienti, le catene della grande distribuzione. Che risposte state ricevendo?

Valorizzano il nostro valore aggiunto. Io mi presento da loro con i miei prodotti di sempre, ma questa volta sto offrendo loro un’opportunità in più, di dire ai propri clienti “da noi puoi conoscere e informarti mentre acquisti un prodotto”. Non mi presento con una proposta commerciale impacchettata, il tema della vendita, la contrattazione sui prodotti, passa quasi in secondo piano, perché non mi siedo più di fronte a loro per parlare di prodotti ma di un’iniziativa solidale.
Packcenter si mette a disposizione con tutta la valenza comunicativa di un’iniziativa nazionale di grande visibilità come quella che vedrà coinvolta la Comunità a settembre in tutte le piazze d’Italia. In termini comunicativi rappresenta un valore aggiunto, un grande momento istituzionale legato all’iniziativa.
Ci hanno anche detto “si vede che il vostro impegno è vero, perché venite dite che donerete parte del ricavato dalla vendita, ma proponete i vostri prodotti allo stesso prezzo di sempre, quindi ci mettete davvero del vostro nella volontà di sostenere la Comunità”. Altre aziende, quando fanno iniziative simili, alzano il prezzo del prodotto più del valore che dichiarano di donare.
Forse io non sono altrettanto bravo come imprenditore, ma la donazione a sostegno di Un Pasto al Giorno la faccio sul serio, non ho messo su tutta questa iniziativa per far finta di farla.

A partire da settembre, l’iniziativa toccherà molte catene della grande distribuzione italiana. Per tutti gli aggiornamenti sui punti vendita coinvolti clicca qui oppure collegati al sito unpastoalgiorno.org.

 

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